IL PEGGIOR PRODOTTO DEL FANELLISMO E’ STATO L’ANTIFANELLISMO (semicit.)

Come diceva il grande Anarchico Gaetano Scirea in Italia esistono due tipi di fanellisti: i fanellisti e gli antifanellisti. E oggi, per il  vostro sollazzo, vi presenterò un caso pratico di fanellismo dell’antifanellismo.

L’autore del post, che a giudicare dal nick deve essere un altro di quelli che ha studiato al liceo classico, nel tentativo di debunkare un articolo di Fanelli che parlava di storia e di politica, finisce per dimostrare di essere ancora messo peggio del suo odiato Fanelli.

Ecco cosa scrive:

L’ultimo post del perito di Dusseldorf è una perla per diverse ragioni.

In quel post il perito spara alcune cazzate dal punto di vista storico ed economico imbarazzanti.
A quanto pare il nostro alla veneranda età di 48 anni non ha ancora digerito il tradimento della sinistra. Ma andiamo per ordine.

Il nostro apre con la solita fallacia del current year, forse perchè ha guardato troppo John Oliver. Poi accusa il PD e l’SPD tedesco di essere fuori tempo massimo (e se non lo diceva lui non lo avrei mai detto, come minimo avrà 4 lauree).

E mica ci vogliono quattro lauree per capire che PD e SPD sono messi male, basta il diploma al liceo classico, appunto. Ma poi scusate, Fanelli non era quello che non aveva lauree? E quindi dov’è il problema?

Ma ecco che arriva puntuale la minchiata sesquipedale:

“Quindi ad un certo punto, morta l’economia comunista, i partiti di sinistra “moderni” hanno adottato come ideologia economica il corporativismo, solo che… lo hanno chiamato “liberal socialismo” allo scopo di nascondere il fatto di aver adottato l’ideologia economica fascista.”

Effettivamente questa è una minchiata sesquipedale, ma non nel senso che la intende il nostro amico debunker antifanelliano. Per capirlo, bastava infatti prendere un qualunque manuale di storia del pensiero politico o andarsi a fare un giro su Wikipedia, cosa che possono fare tutti, soprattutto quelli diplomati al liceo classico .

E andiamo quindi a cercare su Wikipedia il significato di “liberal socialismo” ed ecco cosa scopriamo:

Il socialismo liberale o liberalsocialismo, è una corrente del pensiero socialista[1] commistionato con le istanze classiche del liberalismo[2]. Rispetto al socialismo classico, il fine ultimo, per i socialisti liberali, non è la totale conversione della società capitalistica in una di stampo socialista[3], bensì il conseguimento di un sistema economico misto, caratterizzato da una qualche forma di regolamentazione e pianificazione economica statalizzata coniugata ad una mera economia di mercato[4], in cui siano equamente contemplate la presenza di proprietà privata e proprietà collettiva, sotto forma di imprese pubblichenazionalizzate o di società cooperative (autogestite o meno), dei beni strumentali ed in cui, il processo politico-economico della società, sia maggiormente democratizzato[5][6].

Furono inizialmente soprattutto intellettuali di area socialista ad evidenziare sul finire del XIX secolo le positività del liberalismo, maturando progressive aperture nei confronti di esso, ed incontrandosi su quel terreno con diversi pensatori di cultura liberale che al medesimo tempo stavano approfondendo la compatibilità del progetto socialdemocratico con la cornice ideale e politica del liberalismo.

Segue poi:

Precursore in Italia del socialismo liberale è considerato da alcuni Gaetano Salvemini, che ebbe tra i propri allievi Carlo Rosselli, Ernesto Rossi e Camillo Berneri. Il teorico del socialismo liberale fu Francesco Saverio Merlino.

Andiamo quindi a scoprire che i principali esponenti del c.d. “liberalsocialismo” erano 4 persone: Salvemini, Rosselli, Rossi e Berneri.

Andiamo a scoprire un po’ di più su questi pensatori. Pariamo di Gaetano Salvemini. Sulla sua biografia, leggiamo che:

Gaetano Salvemini (Molfetta, 8 settembre 1873Sorrento, 6 settembre 1957) è stato uno storico, politico e antifascista italiano.

Avete letto bene? ANTIFASCISTA ITALIANO.  E com’è possibile, quindi, che il teorico del liberalsocialismo fosse un antifascista? Non si era detto che liberal socialismo e corporativismo erano la stessa cosa?? E infatti se andiamo più avanti a leggere nella sua biografia scopriamo che:

Eletto deputato nel 1919, con l’avvento del fascismo si schierò subito contro Mussolini e contro gli aventiniani, e strinse un profondo sodalizio ideale e politico con i fratelli Carlo Rosselli e Nello Rosselli e con Ernesto Rossi, che videro in lui un comune maestro. Nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce, mentre nello stesso anno Salvemini, i due Fratelli Rosselli e Nello Traquandi fondarono a Firenze un giornale antifascista clandestino, il Non Mollare.

Eh, però qua c’è qualcosa che non va. Quindi Salvemini, così come Rosselli e Rossi che abbiamo già incontrato prima, erano degli antifascisti convinti e dichiarati. E che per giunta, Salvemini fu un firmatario del Manifesto degli intellettuali antifascisti.

Ma andiamo ancora più a fondo. Andiamo quindi a leggere le biografie degli altri esponenti di questa teoria politica.

Partiamo da quella di Rosselli:

Carlo Alberto Rosselli (Roma, 16 novembre 1899Bagnoles-de-l’Orne, 9 giugno 1937) è stato un attivista, giornalista, filosofo, storico ed antifascista italiano.

Fu il teorico del “socialismo liberale“, un socialismo riformista non marxista direttamente ispirato dal laburismo britannico e dalla tradizione storico-politica, italiana e non, del radicalismo liberale e libertario. Nel 1925 fondò a Firenze il foglio clandestino Non Mollare e nel 1926, insieme al socialista Pietro Nenni, la rivista milanese Il Quarto Stato. Fondò nel 1929 a Parigi il movimento antifascista Giustizia e Libertà, che nel 1936 combatté per la Repubblica nella Guerra civile spagnola, all’interno della Colonna Italiana Rosselli, costituita assieme agli anarchici. Nel 1937 fu ucciso in Francia insieme con il fratello Nello da assassini legati al regime fascista.

Ecco, con un curriculum del genere viene  proprio difficile da dire che quest’uomo fosse un fascista.

Ma vediamo gli altri, ad esempio, Rossi:

Ernesto Rossi (Caserta, 25 agosto 1897Roma, 9 febbraio 1967) è stato un politico, giornalista, antifascista ed economista italiano. Operò nell’ambito del Partito d’Azione e del successivo Partito Radicale.

Insomma, neanche questo pare un fascista.

Allora andiamo a leggerci la biografia di Berneri, magari troviamo qualcosa di littorieggiante, chissà…:

Camillo Berneri (Lodi, 20 maggio 1897Barcellona, 5 maggio 1937) è stato un filosofo, scrittore e anarchico italiano, ucciso nel maggio 1937 insieme a Francesco Barbieri poco dopo il loro arresto da parte dei comunisti stalinisti del PSUC durante la battaglia intestina al fronte antifascista spagnolo delle giornate di maggio, avvenuta a Barcellona tra comunisti e anarchici durante la guerra civile spagnola 

(….)

Laureatosi in filosofia, insegnò tale materia per qualche tempo a Camerino. Pronta e decisa si manifestava la sua avversione al fascismo e, dall’Umbria in particolare, egli manteneva i contatti con gli antifascisti fiorentini diffondendo il battagliero giornaletto Non mollare. Molto intensa fu in quegli anni l’attività di Berneri nell’Unione Anarchica Italiana. Inaspritasi la dittatura fascista, Berneri dovette espatriare clandestinamente in Francia nel maggio 1926 e lo raggiunse poco dopo la moglie con le figlie; sua moglie era Giovanna Caleffi anche lei militante anarchica così come poi le figlie Marie Louise Berneri e Giliana Berneri.

Insomma, neanche questo tizio sembra essere un fascista, anzi, il contrario. Certo, c’è il fatto che sia stato ucciso in Spagna non da fascisti ma da comunisti stalinisti. Ma mica tutti gli antifascisti erano comunisti, anzi, per un certo periodo il comunismo sovietico fu pure alleato dei nazi,. D’altro canto, non esiste un solo elemento che possa far pensare una comunanza politica e ideologica tra “liberalsocialisti” e fascisti. Se consideriamo anche che la stragrande maggioranza degli esponenti di tale ideologia furono perseguitati dal fascismo (come Gobetti), o ci si opposero ferocemente, prima dal punto di vista culturale, e poi durante la guerra arruolandosi nella resistenza.

Certo, uno potrebbe opporre tali osservazioni dicendo che queste sono solo le posizioni degli intellettuali, ma cosa diceva di base il liberalsocialismo? Era in qualche modo assimilabile al fascismo. Ovviamente no. Il fascismo di fatto proponeva un’economia di tipo corporativa ed era contrario a qualunque forma di democrazia. Il liberalsocialismo, come abbiamo visto, proponeva invece una forma di economia mista dove coniugare la libertà d’impresa con le istanze sociali al fine di ottenere una MAGGIORE democrazia economica e politica. Non si direbbe proprio che abbia a che fare col fascismo. Poi certo, se vogliamo credere alle cazzate degli hegeliani della scuola austriaca che considerano perfino Roosevelt un pericoloso nazista perchè aumentò la spesa pubblica, fate pure.

In sostanza, Fanelli ha detto una cazzata mettendo insieme liberal socialismo e fasciocorporativismo? Non c’è dubbio. Il punto è che bastava fare una ricerchina su wikipedia come ho fatto io per smontare tale cazzata, ma il nostro eccelso “sbufalatore” cosa ha pensato di fare invece? Lo leggiamo qui:

Facciamo chiarezza. Nel 2013 il Dott. Ing. Fanelli ha scritto un post in cui tesseva le lodi dell’economia fascista e spiegava come tutto ciò che oggi è rimasto in Europa deriva dal concetto di società pacificata che il fascismo aveva in seno fin dalle origini (corretto). Per chi non lo ricordasse il post è questo:   «Ma il fascismo ha fatto anche cose buone o no?»

Cioè, cioè cioè? Fammi capire? Al fine di smontare le cazzate pseudostoriche dette da un ignorante in storia, il nostro eccelso “storico” cosa fa? Prende un vecchio articolo, scritto dallo stesso ignorante in storia! Etonnant, non? Deve essere una nuova forma di filologia romanza. E addirittura gli da ragione! Eh no, però, qui dobbiamo capirci. O Fanelli è una capra in storia sempre oppure non lo è. Perchè non è che si può prendere un articolo (ignorante) di storia e poi prendere un altro articolo (ignorante) di storia scritto dalla stessa persona, pieno di luoghi comuni, per confutarne l’ultimo. Capisco che secondo l’ideologia del liceo classico la logica è roba da gente che ha studiato al Geometra, ma a tutto c’è un limite.

Ma andiamo avanti:

E cosa dice adesso? Il “liberalsocialismo” adottato dalle sinistre moderne deriverebbe dall’ideologia economica fascista.

E infatti, come abbiamo dimostrato, questa è una stronzata.

LOL. Già me lo immagino Mussolini introdurre il Jobs Act, tagliare la sanità, l’università e ridurre il welfare. Società pacificata…isn’t it?

Facciamo chiarezza. A parte che da uno diplomato al liceo classico mi aspetterei un maggior approfondimento dei temi storici, ma posso capire che non si può pretendere sempre tutto. Quindi partiamo dalle basi.

Come diceva mia nonna, esistono due modi per garantire la pace in una società: o buttando soldi dall’elicottero o mazzuliando il primo stronzo al primo segno di protesta. E infatti, società pacificata significa semplicemente società senza conflitti, ma società senza conflitti ha nella forma, la stessa valenza di società senza classi. In URSS il partito aveva dichiato di aver abolito le classi sociali (cosa nella pratica non vera, nella realtà la classe dominante di prima era stata sostituita dalla classe dei burocrati dei militari legati al leninismo), così come il fascismo aveva “ristabilito” la pace a colpi di manganelli (Beh, ci riesco anch’io a “pacificare” una società manganellando a destra e a manca). Ma nella pratica di pacificato in Italia non c’era niente. C’erano movimenti clandestini, giornali clandestini, c’era anche un lavoro intellettuale clandestino portato avanti da professori e allievi per contrastare il fascismo. Dov’era quindi questa “pacificazione”?  Ribadisco, credere che il fascismo avesse “pacificato” la società è come credere che in URSS il partito avesse abolito le classi sociali. Il nostro amico, sembra far invece far intendere che Mussolini sia salito sull’elicottero e abbia elargito ricchi premi e cotillon a tutti gli italiani (beh, mi sa che tu stia confondendo Mussolini con De Mita).

Nei primi cinque anni di governo, le politiche economiche portate avanti dal fascismo furono di stampo liberista. E non lo dico io, lo dice qualunque libro/manuale di storia, oppure una opportuna ricerchina su internet (non esiste solo il blog di Fanelli, eh!). E come possiamo leggere in quel periodo, l’Italia fascista fu più liberista della Gran Bretagna della Tatcher. “Quota novanta”, privatizzazioni a go-go (pure la zecca privatizzata, e mo’ i signoraggisti che dicono?), drastico taglio della spesa pubblica e pareggio di bilancio. Negli anni ’30 poi, la FIAT (legata al regime) introdusse come modello di produzione il sistema di Bedaux, una versione estremizzata della catena di montaggio taylorista. Altro che Jobs Act, porca puttana!

Per quanto riguarda l’Università, non è che allora ci fosse molto da tagliare. A quei tempi l’Università non era di massa (ci divenne solo dopo il ’68) e potevano accedervi solo pochi privilegiati. Nel 1923 Giovanni Gentile varò la famosa riforma della scuola che, come scrissero Dei e Rossi in Sociologia della scuola italiana: – “la caratteristica principale della riforma Gentile sta nei severi meccanismi di sbarramnto introdotti ai diversi gradi dell’istruzione. Innanzitutto al posto della scuola tecnica fu istituita la complementare, (…), ma a differenza della prima priva di accesso alla secondaria superiore. Una scuola di scarico, quindi, che segnava il passaggio da un sistema relativamente “aperto” a un sistema “chiuso”. Al livello secondario superiore furono chiusi gli accessi dei diplomati dell’istituto tecnco alle facoltà di ingegneria, scienze naturali, fisiche e maematiche restando, perciò, solo quello della facoltè di economia. Inoltre, l’intero sistema scolastico veniva cosparso di esami che iniziavano con quello per il passaggio dal primo al secondo grado della scuola elementare e costellavano tutti i corsi di studi: esami di ammissione, di licenza, di promozione e di abilitazione”.

Tuttavia, comunque, come hanno fatto notare diversi studiosi, come Boccia, ad esempio, la vera fascistizzazione della scuola non avvenne con la riforma Gentile, ma con la riforma Bottai del 1940, dove venne varata l’istituzione della scuola di avviamento professionale, alternativa alla scuola media che dava l’accesso all’istruzione superiore. Tale riforma aveva l’obiettivo di creare una scuola “di scarico” dove le masse operaie e contadine sarebbero state inquadrate nell’avviamento professionale, così facendo non avrebbero potuto inserirsi nel percorso formativo che avrebbe permesso l’accesso all’istruzione liceale superiore ed universitaria.

Peranto: CHE MINCHIA CI VOLEVI TAGLIARE ALL’UNIVERSITA’ SE ALLORA L’UNIVERSITA’ ERA DI PER SE RISERVATA A POCHI PRIVILEGIATI?

Ma il nostro non ce la fa e se voleva dare l’impressione di stare perdendo colpi con la vecchiaia

Boh, a me pare che i colpi gli abbiate persi tutti e due, sempre che ce li abbiate mai avuti, ovviamente …

ecco che ora vuole dare la conferma:

E vediamola ‘sta conferma:

“Corporativismo. Opportunita’ economica, Poca: devi sacrificare la tua opportunita’ economica di ricevere e spendere quanto vuoi, perche’ noi siamo anche socialisti. Welfare. Poco: siccome non siamo socialisti, adesso ti tieni quasi tutti i rischi. Se la sfiga , che prescinde dal tuo talento, ti colpira’, sono quasi tutti cavoli tuoi.”

Ma cosa scriveva il nostro nel post summenzionato?
Questo:

“L’idea di welfare , ovvero di ammortizzatori sociali volti ad agire – come reazione – a favore di chi soffre di un destino peggiore e’ piu’ vecchia del fascismo, ma solo col fascismo essa diventa una forma di pacificazione sociale. E’ Mussolini il primo a pensare al welfare come ad una forma invasiva di ridistribuzione sociale su scala globale, il cui risultato e’ la pacificazione totale della societa’. Solo con Mussolini il welfare viene esteso non solo oltre l’elemosina, ovvero all’aiuto degli ultimi, ma all’intera societa’. E’ con Mussolini che il sistema delle pensioni investe TUTTI, non solo gli anziani in difficolta’ economiche. E’ con Mussolini che improvvisamente le camere del lavoro vietano il lavoro minorile, aiutano gli studenti ad andare a scuola e premiano QUALSIASI famiglia abbia piu’ di un certo numero i figli. E’ con Mussolini che l’ideologia di welfare investe campagne , il mondo della casa, in maniera pervasiva, onniscente e senza distinzioni di classe.”

Torno a ribadire che al fine di confutare un articolo pregno di ignoranza crassa in storia del pensiero politico si prende a riferimento un altro articolo (scritto dallo stesso autore NdR) altrettanto pregno di ignoranza crassa, non è oggettivamente una strategia vincente.

Certo, è vero, si fecero ai tempi del fascismo alcune riforme dal punto di vista del welfare. Ma a differenza di quanto dice la propaganda luogocomunista, non furono quello che molti credono. E’ vero, il fascismo premette molto per le politiche familiari, ma più per il fatto che il duce aveva la fissa che più braccia fossero procreate, più la patria ne avrebbe benificiato, ecc…ecc…. Ma a differenza di quanto comunemente si crede molte delle riforme sociali si ebbero DOPO la fine del fascismo e non prima. La pensione sociale fu istituita nel 1969, il SSN fu istituito nel 1970 (prima c’erano le casse mutue, che per chi è abbastanza vecchio oggi da averle vissute ricorderanno come fossero una ciofeca). E’ vero che furono introdotti nuovi meccanismi, quale l’assicurazione per la disoccupazione e l’assicurazione per la tubercolosi. Ma l’introduzione del sistema pensionistico avvenne nel 1919, cioè ben prima del fascismo. E comunque, anche tenendo per buono che il regime avesse ampliato la spesa sociale, ricordiamo che questo avvenne dopo che lo stesso regime aveva imposto per cinque anni (come abbiamo già visto in precedenza)  una feroce politica paleoliberista di austerity e privatizzazioni che aveva ridotto di 20 punti la spesa pubblica.

Poco welfare o tanto welfare? Deciditi. Ah dimenticavo. Nel 2013 al governo c’era la sinistra e tu eri di destra, oggi c’è la destra e quindi sei di sinistra.

E dove sta il problema? Per quanto mi riguarda quelli che quando governa la sinistra sono di sinistra e quando governa la destra sono di destra sono mille volte peggio.

Un po’ come quando eri italiano e sputavi sulla Germania e ora sei tedesco e sputi sull’Italia.

E allora? Anch’io sputo sull’Italia, e senza essere tedesco. Si chiama libertà d’espressione. Non ti sta bene? Chiama l’Onu e l’Unesco.

(come se il sangue non contasse nulla: spaghetti sei e spaghetti rimani, caro il mio provinciale).

Mamma mia, che brutto stereotipo antiitaliano.

Ma ecco che il Fanelli tira fuori una minchiata ancora più colossale. Quale? Questa:

E sentiamola ‘sta minchiata.

“Questo sistema economico, applicato praticamente in tutto l’occidente, ha ottenuto quello che succede in tutti i paesi fascisti: successe nella Spagna di Franco come nell’Italia di Mussolini come nella Germania di Hitler. Dopo un apparente miglioramento , diseguaglianze terribili creano uno scontento fortissimo Poi Hitler e Mussolini dirottarono lo scontento su nemici esterni, Franco fu abbastanza sensato nel vendere “il regime dei tecnocrati (in Genere gesuiti)” come soluzione. Fu la “fase due” del disastro, che Italia e Germania non vissero (come regimi fascisti) abbastanza a lungo da sperimentare.”

Mi sembra corretto il discorso, dove starebbe l’errore?

Semplicemente imbarazzante. Hitler va al potere in Germania quando 8 anni prima aveva scritto il Mein Kampf e aveva già messo nero su bianco chi era il nemico. Già aveva scritto quali erano le sue intenzioni. Come fa Hitler a dirottare lo scontento per riforme economiche fallite contro gli ebrei? Già prima di andare al potere punta il dito contro gli ebrei.

Appunto, se  l’ebreo è la causa di tutti i mali sarà sempre la causa di tutti i mali, anche quelli commessi da te. Si chiama capro espiatorio non per caso. Dov’è  quindi l’incoerenza?

Hitler aveva azzerato la disoccupazione: riforme economiche fallite de che?

Detta così vuol dire poco, anche nella Carolina del Sud pre-guerra civile avevano azzerato la disoccupazione, ma bisogna vedere come. E per quanto riguarda le riforme economiche naziste ecco un bel riassunto preso dal blog Pseudoerasmus, dove vengono smontati alcuni luogocomunismi sui grandi successi dell’economia tedesca durante il III Reich (e per chi volesse approfondire, anche un altro bel riassuntino, sempre preso su Pseudoerasmus, che parla più approfonditamente dell’economia sia nazista che fascista).

Mussolini approva le leggi razziali DOPO l’asse Roma-Berlino.

Deduco quindi che prima delle leggi razziali se eri albanese, dalmata, o suditirolese germanofono potevi stare tranquillo, vero? O se eri etiope o libico, pure. Peccato che il fascismo aveva già proibito i matrimoni misti tra italiani e sudditi delle colonie già nel 1937, cioè PRIMA delle leggi razziali. E che durante il colonialismo, sia in Libia che in Etiopia non è che i libici e gli etiopi fossero considerati cittadini di pari livello, eh.

Quando parli di politica economica fascista poi di che parli? Della politica economica prima del 1925 (essenzialmente liberista, ministro delle finanze: De Stefani) o di quella dopo il 1925?

Ah, allora vedi che non è così semplice e lineare come sembrava?

Tant’è vero che Mussolini scrive:

“Fascism entirely agrees with Mr. Maynard Keynes, despite the latter’s prominent position as a Liberal. In fact, Mr. Keynes’ excellent little book, The End of Laissez-Faire (l926) might, so far as it goes, serve as a useful introduction to fascist economics. There is scarcely anything to object to in it and there is much to applaud.”

Ah, beh, se lo scriveva Mussolini, allora, che aveva cambiato idea nel corso della vita più di quante volte ne avesse cambiate Fanelli in vita sua (con la differenza che almeno Fanelli è sempre stato un libero privato cittadino), allora…

(Lawrence K. Samuels, “The Socialist Economics of Italian Fascism,” The Concise Encyclopedia of Economics.)

Ah, ecco: un altro liberista austriaco hegeliano (leggiti Pseudoerasmus, vah, che è meglio).

Cosa c’entra poi la tecnocrazia di Franco? La Spagna franchista diventa tecnocratica dagli anni 60, dopo 20 anni che Franco ha preso il potere.

Quindi fu tecnocratica.

Parli di fase 2. Quale fase 2? Il regime di Pinochet ad esempio diventa tecnocratico fin dalla fase 1 con i Chicago boys. Ma siccome il nostro non riesce a darsi pace nel far finta di sembrare ignorante come una capra e privo di logica.

La fase 2 era quella della guerra e della caccia al nemico esterno. Ma il nostro amico evidentemente ha scambiato Roma per Toma. Poi, ribadisco, fare la lezioncina di logica prendendo come spunto positivo un articolo di storia scritto da un ignorante in storia per dimostrare l’ignoranza del suddetto in storia … beh, insomma, ci siamo capiti.

“La sinistra di oggi , quindi, sta crollando per gli stessi motivi per cui fini’ il franchismo: finita la fase uno dell’economia, una fiammata di breve durata, la fase due dei “tecnocrati” non risolve il problema.”

Faccio notare che Franco muore nel suo letto. Nessuna rivoluzione lo toglie di mezzo (come avviene invece nella Romania di Ceausescu). Finora l’unico sistema crollato su se stesso per insofferenza della popolazione o perchè l’economia va in malora è il socialismo reale, non il sistema economico fascista.

Mi risulta che in Cile, Argentina e Spagna i regimi fascisti non ci siano più. Poi è ovvio, se si preferisce fare come gli hegeliani della scuola austriaca che pensano al fascismo come un modello economico (cosa impossibile visto che è foriero di contraddizioni) e non politico come invece si dovrebbe fare, è normale che sfuggano diverse cose.

Poi ci sono dei socialismi che hanno cambiato faccia come quello cinese e sono diventati una sorta di sistema misto, ma mai è successo che un sistema come quello fascista è imploso dall’interno. Paragonare poi la sinistra di oggi (soggetto) al franchismo (fenomeno) è proprio da zucche vuote.
Ma non basta. Perchè aggiunge:

“Anche in Italia, se pure Renzi e Calenda facessero un bel partito della sinistra non populista, inciamperebbe nel suo problema di base: la loro ideologia economica e’ il liberismo socialista, ovvero il corporativismo fascista, che funziona nel breve termine, poi genera diseguaglianze, allora si affida ai tecnologi, e poi collassa del tutto.”

Liberismo socialista. Mi viene da ridere ogni volta che lo leggo. Dov’è che il fascismo ha generato disuguaglianze?

Rileggiti Pseudoerasmus e lo scopri.

Finora quello che si sa è che le disuguaglianze si impennano a partire dagli anni 80 con la trickle down economy, che con il corporativismo fascista non c’entra proprio un cazzo.

Ah, beh, finalmente una cosa giusta. Ma gli hegeliani della scuola austriaca avrebbero da ridire su questo …

“Guardi, io le posso dare un 18 regalato, altrimenti può ritornare a settembre.” Chissà quante volte te l’hanno detto Uriel.

Ah, non lo so, bisognerebbe chiederlo a lui. Mi domando invece al nostro amico quante volte abbiano detto “Cosa preferisce? 18 dentro o 24 fuori?”. Perchè mi fa venire in mente un mio ex collega di corso all’Università, che dopo un disastroso esame il professore gli chiese proprio: “18 dentro o 24 fuori?” Dove 18 dentro significava che ti segnava 18 nel libretto e poi ti mandava a ciappare i ratti, in alternativa prendeva il libretto, ti dava 24 come voto, gettava il libretto dalla finestra e poi lo studente doveva correre al piano di sotto, recuperare il libretto e tornare a farselo verbalizzare.

Ed ecco quindi signori, alla fine di questa lunga desamia,  che abbiamo appena dimostrato, un caso pratico di antifanellismo che si rende fanellismo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...